Giovanni Canestrini (1835-1900)

Fu, nel 1865, tra i soci fondatori della Società e suo primo presidente.
Insigne zoologo, trentino della Val di Non, iniziò la sua carriera universitaria a Padova. Si trasferì a Modena nel 1862, da cui nel 1869 fece ritorno a Padova.
Assieme alla zoologia ed all’anatomia comparata, coltivò altre scienze, tra cui l’antropologia e la geologia.
Fu autore di innumerevoli saggi e note scientifiche di rilevante importanza, ma il suo nome è rimasto nella storia delle scienze quale divulgatore della teoria formulata da Darwin nel 1859. La prima edizione italiana della fondamentale opera di Darwin “Origine della specie” vide la luce a Modena per i tipi della Zanichelli (modenese prima di passare a Bologna) con la traduzione di Giovanni Canestrini e Leonardo Salimbeni (altro socio fondatore).
Trasferitosi a Padova, il Canestrini fu nominato presidente onorario della Società, alla quale continuò ad inviare molte delle sue pregevoli note che furono pubblicate sull’Annuario della Società.

Carlo Boni (1830-1894)

Modenese d’origine, fu il secondo presidente della Società, che diresse dal 1870 al 1879.
Pur avendo seguiti e completati gli studi giuridici, si sentì attratto dalle discipline naturalistiche, forse influenzato dall’avere tra gli avi materni Lazzaro Spallanzani.
Egli risentì notevolmente delle frequentazioni del Doderlein e dell’Uzielli, ai quali donò – per i loro musei universitari – preziose collezioni paleontologiche e mineralogiche che aveva avuto in lascito dai Gesuiti presso i quali aveva studiato. A quei musei universitari egli fece donazione anche delle collezioni del Canestrini, che lo introdusse alle teorie evoluzionistiche ed allo studio delle terremari modenesi.
L’attività del Boni come socio fu vivacissima e si protrasse fino alla morte.
Gli si deve anche la fondazione del Museo Civico di Modena, da lui stesso diretto. Inaugurato nel 1872, il Museo modenese andò successivamente e gradualmente incrementandosi, spaziando dalla preistoria alle scienze, dalla numismatica all’artigianato.
Fino al 1878 il Museo ospitò la Società dei Naturalisti.

Giovanni Generali (1834-1913)

Fu il terzo presidente della Società (dal 1879 al 1890), ma anche direttore della Scuola veterinaria modenese dal 1878 al 1909.
Questa famosa istituzione universitaria nacque nel 1791 sotto il Duca Ercole III e faceva parte della Facoltà di Medicina. Nel 1878, proprio sotto la direzione del Generali, essa si staccò dalla Facoltà medica, prendendo il nome di “Scuola Superiore di Medicina Veterinaria”, Scuola che venne soppressa nel 1923.

Dante Pantanelli (1844-1913)

Al Generali successe Dante Pantanelli, senese di nascita, che tenne la presidenza per un lungo periodo: dal 1890 al 1905 e dal 1912 al 1913.
Uomo dalle molteplici esperienze, nel 1882 fu nominato sulla cattedra di Mineralogia e Geologia dell’Università di Modena, e presso questo Ateneo rimase fino alla morte, impegnandosi in diversi insegnamenti e sviluppando soprattutto ricerche geologiche.
Fu l’iniziatore dello studio microscopico delle rocce sedimentarie e dedicò ampi studi alla geologia dell’Appennino e del territorio modenese, con particolare riguardo alle questioni relative alle acque sotterranee ed agli idrocarburi.
Ricoprì numerose cariche accademiche e fu molto attivo nella divulgazione scientifica. Ci ha lasciato ben 296 pubblicazioni, 27 delle quali figurano negli “Atti della Società”.
Ebbe il merito di riassestare il bilancio societario ed operò la difficile scelta di accordarsi con la Biblioteca Estense per la cessione della biblioteca sociale, accordo che fu sciolto nel 1967.

Giovanni Battista De Toni (1864-1924)

Successe al Pantanelli, tenendo la presidenza della Società dal 1905 al 1908.
Veneziano di nascita, giunse a Modena nel 1903, dopo essere stato professore di Botanica a Camerino e a Sassari.
Ben presto divenne un’autorità nello studio algologico, esteso a tutto il mondo. Monumentale è la sua opera in cinque volumi “Silloge algarum omnium”.
Dedicò inoltre numerosi studi e ricerche alla storia della botanica, con ben 130 pubblicazioni delle oltre 300 prodotte.

Alessandro Coggi (1864-1917)

Fu presidente della Società dal 1909 al 1911 e dal 1914 al 1915.
Di origine cremonese, fu zoologo ed anatomo comparato e giunse all’Università di Modena nel 1906. Qui ricoprì numerose cariche accademiche, tra le quali quella di Rettore in contemporanea col secondo periodo di presidenza della Società.
Il maggior lustro scientifico gli fu dato dagli studi sui selacidi e sulle “ampolle di Lorenzini”.
Riformò profondamente gli “Atti della Società”, che arricchì con numerose sue pubblicazioni. Ottenne dal Ministero i primi contributi per la stampa degli “Atti” ed in questi inserì i verbali ed i rendiconti delle adunanze.

Giuseppe Lopriore (1865-1928)

Nato a Gravina di Puglia, giunse a Modena nel 1909, con alle spalle molti anni di ricerca sperimentale in Italia e in Germania e molti altri anni di insegnamento, per assumere la direzione della R. Stazione Agraria Sperimentale di Modena.
Tenne la presidenza della Società nel biennio 1919-20 e si legò alla vita culturale cittadina anche come docente presso la locale Università.
Pur avendo abbandonato i suoi primi studi fisiologici, durante il periodo di permanenza a Modena pubblicò molti altri lavori scientifici, numerosi dei quali figurano sia negli “Atti della Società” sia nel periodico “Le stazioni sperimentali agrarie italiane”, da lui diretto dal volume XLII al LVIII.

Pietro Ermenegildo Daniele (1874-1949)

Piemontese di nascita, rimase a Modena pochi anni, dove tenne all’Università la cattedra di Meccanica razionale e di Analisi infinitesimale.
Fu il primo matematico ad essere nominato alla presidenza della Società e per il solo 1924. Da Modena si trasferì a Pisa, dove fu maestro di Emilio Bajada e di Giuseppe Gemignani, illustri matematici che poi tennero scuola a Modena.

Augusto Béguinot (1875-1940)

Insigne botanico, tenne la cattedra di questa disciplina presso l’Università modenese dal 1924 al 1929. In quello stesso quinquennio resse la presidenza della Società.
I suoi meriti di scienziato sono innumerevoli e resta un pilastro nella storia della botanica italiana. Le sue ricerche spaziarono dalla sistematica alla fitogeografia, alla floristica ed alla storia della scienza con interessanti sottolineature ecologiche.
Riorganizzò l’Istituto Botanico modenese ed inoltre fondò e diresse “L’Archivio Botanico”.
Come attivissimo presidente della Società dei Naturalisti e Matematici di Modena riuscì a ravvivarne le sorti, tanto che alla sua partenza da Modena la Società, riconoscente, lo nominò Socio Onorario.

Antonio Vaccari (1867-1961)

È il terzo modenese che troviamo alla presidenza della Società, di cui resse le sorti dal 1929 al 1931.
Fu uno dei pochi presidenti a non aver insegnato all’Università di Modena, pur avendo avuto uno stretto rapporto con l’Ateneo, al quale fece dono di un ricchissimo erbario con 6.600 specie.
Ufficiale medico, raggiunse il grado di Maggiore Generale nel 1927. Oltre a dedicarsi agli studi medici con svariate pubblicazioni, ebbe una naturale predisposizione per la botanica. Nelle numerose sue missioni di servizio in Marina, ebbe modo di raccogliere molti esemplari, che riunì in un erbario.
Collaborò con Béguinot e poi con Chiovenda per l’illustrazione delle flora libica.
Dedicò altre interessanti pubblicazioni alle piante modenesi.

Emilio Chiovenda (1871-1941)

Insigne botanico, nei sui sei anni di permanenza all’Università di Modena lasciò una significativa traccia, sia come naturalista sia come organizzatore.
Fu presidente della Società dal 1933 al 1935.
L’opera condotta nell’arco della sua vita fu imponente e portò ad importanti pubblicazioni, la cui notorietà oltrepassò i confini italiani.

Mariano Pierucci (1893-1976)

Di origine pisana, fu presidente della Società nel biennio 1936-37.
Fisico, fu uno scienziato di vasti interessi, anche se non strettamente naturalistici.
All’Università di Modena insegnò Geometria, Fisica sperimentale e teorica, Astronomia e ricoprì diverse cariche accademiche, anche nel difficile periodo della guerra.

Giorgio Negodi (1900-1975)

Nato a Trieste, fu chiamato a Modena nel 1927 da Béguinot, sua prima guida fin dagli studi patavini. Ebbe poi, sempre a Modena, il Chiovenda come suo maestro e fu nominato sulla cattedra di Botanica nel 1939, continuando a dar vita ad una importante scuola modenese inerente tale disciplina.
Fu presidente della Società dal 1941 al 1948, dopo esserne stato socio molto attivo dal 1927 ed anche segretario e vicepresidente.

Luigi Musajo (1904-1974)

Nato a Locorotondo, rimase a Modena per un breve periodo prima di passare all’Università di Padova.
Fu presidente della Società per soli tre anni (dal 1949 al 1951), ma a lui si deve la scelta del sigillo adottato dalla Società come logo, tratto dalla famosa bibbia di Borso d’Este ed eseguito dal prof. Benvenuto Boccolari.
I suoi successi scientifici, che cominciò ad ottenere già nel periodo modenese, lo condussero ad ottenere il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei.

Antonio Pignedoli (1918-1989)

La personalità umana e scientifica di Antonio Pignedoli, nato a Correggio in provincia di Reggio Emilia, deputato della Costituente, giovanissimo cattedratico di Meccanica Superiore presso l’Università di Bologna, è così rilevante che la sua appartenenza alla Società, della quale fu presidente tra il 1951 ed il 1952, è motivo di grande onore.

Paolo Fazzini (1932-2002)

Di origine toscana, nacque a Firenze il 25 febbraio 1932, si laureò a Pisa in Scienze Geologiche, venne all’Università degli Studi di Modena nel 1959 quale “assistente incaricato di geologia”, quindi nel 1975 venne chiamato a ricoprire il ruolo di “professore straordinario” e nel 1978 di “professore ordinario” Presso l’Università di Modena ricoprì numerosi incarichi istituzionali. Nel 1960 Paolo Fazzini divenne socio della Società di cui fu sempre animatore entusiasta, ricoprì la carica di presidente dal 1971 al 1973 e dal 1985 al 1995. La figura di Paolo Fazzini all’interno della Società è stata fondamentale: fu opera sua non solo ottenere dal Rettore dell’Università degli Studi di Modena alcuni locali per sistemarvi la biblioteca, i cui volumi erano affidati alla Biblioteca Estense, ma anche rilanciarne l’importanza aumentando gli scambi con le pubblicazioni di numerose altre società e istituzioni, lavorò ad aumentare il prestigio e il livello scientifico degli “Atti” e a farli inserire tra le riviste di alto valore culturale riconosciute dall’allora Ministero per i Beni Culturali, ottenendone anche un contributo economico. Fu instancabile organizzatore di iniziative specifiche ai fini della Società, di cui ne divenne la memoria storica e ne fu parte attiva fino all’ultimo.